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In caso di debiti con il Fisco, qualcuno potrebbe pensare alla scappatoia del fondo patrimoniale. La preoccupazione potrebbe sorgere soprattutto se si è intestatari di beni immobili e si voglia preservarli. Il costo dell’operazione notarile, poi, non è esorbitante, aggirandosi intorno ai 1000 euro. Si tratterebbe, comunque, di una somma inferiore a quella che occorrerebbe per impugnare tutte le cartelle esattoriali. Comunque, sarebbe un’opzione da preferire all’eventuale azione esecutiva da parte del Fisco. Molti, comunque, si chiedono se, effettivamente, il Fisco possa o meno pignorare la casa inserita nel fondo patrimoniale. Quindi, a prima cosa che dobbiamo capire, è se l’operazione di immissione nel fondo, servirà a salvare la casa. La risposta è stata fornita dalla Cassazione con l’ordinanza n. 8881 del 2018, che esamineremo nel dettaglio. 

Cosa ha stabilito la Cassazione in proposito

Nonostante il fondo patrimoniale rappresenti una sorta di scudo dei beni in esso inseriti, esso non li rende sempre impermeabili. Ciò non accade, infatti, quando il debito sia stato contratto per far fronte alle esigenze della famiglia. Quindi, i beni saranno pignorabili dai creditori, tutte le volte che la causa del credito sia connessa a dette esigenze. Si pensi ad esempio: alle spese condominiali, al mutuo per acquistare la casa stessa, oppure alle spese di studio. In questo elenco, rientrano anche le imposte collegate ai suddetti bisogni. Questo significa che, quando un contribuente non paga le tasse collegate al reddito o all’impresa, il fondo patrimoniale non serve. Infatti, la casa in esso inserita, sarà comunque pignorabile in qualsiasi momento, anche a distanza di anni. A fronte di ciò, grava sul debitore, l’eventuale prova contraria circa l’estraneità del debito “dai bisogni della famiglia”.

Il Fisco può pignorare la casa inserita nel fondo patrimoniale?

Chiarito che la casa è pignorabile nonostante il fondo patrimoniale, soffermiamoci sulla data di contrazione del debito. Ebbene, riguardo a questo aspetto, la Cassazione ha chiarito essere irrilevante anche la data del debito. Cioè, la casa sarebbe ugualmente pignorabile. E ciò, sia che il debito tributario sia anteriore sia che sia posteriore alla costituzione del fondo patrimoniale. L’unica eccezione a tutto quanto detto, ricorre nell’ipotesi di prima casa, che non è pignorabile dall’Agente della Riscossione. Ciò vale a meno che la casa non sia accatastata come immobile di lusso. 

I reati tributari possono comportare il sequestro dei beni del debitore, già nella fase delle indagini preliminari. Quindi, come misura preventiva rispetto alla confisca, il sequestro è possibile già in presenza della notizia di reato. Si tratta del momento in cui la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate  trasmettono la notizia di reato alla Procura della Repubblica. Quindi, il sequestro è preordinato alla confisca, che in caso di condanna, sottrarrà definitivamente i beni all’autore del reato tributario. Ma vediamo più specificamente, quando ciò avviene con riferimento agli immobili. Ecco, quindi, i casi in cui avviene il sequestro della casa per evasione fiscale. Ultimamente la Cassazione ha reputato che il vincolo restrittivo può colpire anche l’unico immobile di proprietà del debitore. Quindi, la prima casa non è sequestrabile in caso di debiti tributari non pagati e iscritti a ruolo per un importo superiore a 120.000 euro. Invece, oltre questo importo, è consentito anche il sequestro della prima casa, configurandosi il reato di evasione fiscale.  

Ecco i casi in cui avviene il sequestro della casa per evasione fiscale

Quindi, è chiaro che il sequestro è possibile solo quando l’evasione diventa reato. Tuttavia, a seconda del comportamento posto in essere, cambia l’importo di riferimento che fa scattare il reato. In particolare, in caso di dichiarazione infedele, il reato si configura se l’ammontare sottratto è maggiore di 150.000 euro. Invece, in caso di omessa dichiarazione, basta superare 50.000 euro. Inoltre, in caso di emissione di fatture per operazioni inesistenti, il reato sussiste a prescindere dall’importo. La Cassazione ha, inoltre, precisato che il sequestro può avvenire anche sui beni alienati a terzi per sottrarli al Fisco. Quindi, qualsiasi manovra fraudolenta non servirà per sottrarre i beni alle grinfie dell’Erario, soprattutto quando ricorrano i reati enunciati. 

Conclusioni

In conclusione, se il debito tributario non integra un reato, il Fisco non può, di regola, pignorare la prima casa. All’opposto, potrà sequestrarla e poi confiscarla se ricorre uno dei reati indicati. Di conseguenza, è sempre consigliabile non arrivare ad accumulare debiti che esuberano le soglie indicate per l’evasione fiscale. Inoltre, è consigliabile non incorrere in quei reati per cui la soglia si abbassa o è inesistente. Quando, infatti, aumentano i debiti con il Fisco conviene ricorrere alle sanatorie e alle rottamazioni a disposizione, oppure alle transazioni. Infatti, viene sempre premiato il ravvedimento operoso che ricorre quando si tentano le vie amichevoli per saldare i debiti fiscali.