Come sappiamo, i lavoratori subordinati pagano le tasse sul proprio stipendio, attraverso trattenute fatte direttamente dal datore di lavoro. Esse assumono il nome di trattenute proprio perchè non vengono percepite fin dall’inizio dal lavoratore. Dette somme, vengono calcolate dall’azienda che le detrae dallo stipendio per versarle agli enti competenti. Le principali trattenute sono: l’Irpef, la quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore. Poi, abbiamo: la quota di contributi a fondi sanitari, previdenziali o bilaterali a carico del lavoratore ed, infine, eventuali trattenute per ore di assenza ingiustificata. Tuttavia, esistono 4 ipotesi in cui non scatta la trattenuta sullo stipendioIl nostro stipendio è importante quindi è importante sapere in quali casi in non viene tassato!

I 4 casi in cui non scatta la trattenuta dallo stipendio

I  compensi non soggetti a tassazione sono emolumenti non aventi natura retributiva. In questa categoria rientrano, in primis, i rimborsi spese, come ad esempio quelle di trasferta. Sicchè, il datore di lavoro dispone il pagamento del rimborso ma non opera la trattenuta. In secondo luogo, ci sono i buoni pasto. Si tratta di titoli di acquisto che consentono al dipendente di comprare un pasto oppure di fare spesa nei negozi convenzionati. In questa seconda ipotesi, però, ci sono dei limiti di spesa entro i quali opera la detassazione. In particolare, l’esenzione riguarda i buoni pasto cartacei, entro il limite massimo di 4 euro giornalieri e quelli elettronici nel limite di 8. 

Il nostro stipendio è importante quindi dobbiamo sapere in quali casi in non viene tassato!

Gli altri due casi in cui i compensi non subiscono trattenute sono: i fringe benefit e le indennità di trasferta. I primi, lo sono fino ad un importo massimo di euro 258,23. Per fringe benefit si intende beni corrisposti dal datore di lavoro al dipendente, come: buoni spesa e buoni benzina. Poi anche: voucher per il commercio elettronico e ricariche telefoniche.

L’ultimo caso in cui non scatta la trattenuta sullo stipendio

Infine, abbiamo l’indennità di trasferta, che è una somma volta a compensare il disagio dovuto allo spostamento temporaneo della sede di lavoro. Anche in questo caso, l’esenzione fiscale opera entro determinate soglie. Ebbene, per le trasferte in Italia e fuori dal comune di residenza nei limiti di 46,48 euro giornalieri. Per quelle all’estero, invece, il limite massimo è di euro 77,47. Dette somme, dunque, saranno indicate in busta paga ma non soggette ad alcuna trattenuta.